Utopie di Bellezza

Zvëzdnyj

Artista

Bogdan Koshevoy

Dimensione

100x100 cm.

Supporto utilizzato

Tela

Tecniche utilizzate

Pittura ad olio

Artista

Bogdan Koshevoy

Dimensione

100x100 cm.

Supporto utilizzato

Tela

Tecniche utilizzate

Pittura ad olio

Concept

L’opera fa parte di un recente ciclo di lavori che denuncia la grande perdita, tuttora in corso, delle architetture storiche della mia città natale, Dnipro, e rappresenta uno scenario utopico atemporale, a metà fra l'onirico l'immaginario e l'ipotizzato. Come suggerisce il titolo, il protagonista di questa scena è una struttura, non più esistente, di un parco di giostre sovietico che ha come tema il cosmo, chiamato “Zvëzdnyj” (“Stellare”). Un complesso unico nel suo genere, è stato costruito alla fine degli anni settanta, ed in seguito ad un periodo di abbandono durante gli anni novanta, è stato abbattuto per dare spazio alla costruzione di un centro commerciale. Il complesso includeva, tra altri componenti, un mini osservatorio astronomico. Questo importante simbolo locale di un’epoca oramai lontana è stato trasportato da me in un “non-luogo” idillico dove gli è stata data la possibilità di esprimersi ancora una volta, e dove ha acquisito un ruolo di una vera stazione interstellare. Tale decontestualizzazione permette a queste architetture di essere nuovamente partecipi di un ciclo vitale, anche se esistente solo all’interno di un’opera pittorica, e di svelare il loro potenziale.

Descrizione

Ogni mio lavoro rappresenta un mondo nuovo con la sua atmosfera peculiare. L’unica caratteristica che li unisce è la loro dissomiglianza dalla realtà. Attraverso questi mondi alternativi, in cui non esistono regole, stereotipi, codici di condotta, logica, il permesso ed il non permesso, cerco di interrogare diversi argomenti per me importanti, tra i quali, ad esempio, l’aggressività e la crudeltà umana, oppure dei processi culturali degradanti. All’interno del lavoro ammetto la possibilità di coesistenza degli uomini e dinosauri, disposizioni di parchi giostre cosmici tra le montagne, palazzi di estetica sovietica in mezzo alla steppa o uffici di scuola guida sulla riva di un lago. Così la pittura diventa per me un mezzo per dialogare con me stesso e con il mondo circostante.