Utopie di Bellezza

Ubiquista

Artista

Simona Pavoni

Dimensione

70 x 100 cm

Supporto utilizzato

carta avorio hahnemühle, cornice di legno dipinta

Tecniche utilizzate

Olio, sanguigna, carboncino e matita

Artista

Simona Pavoni

Dimensione

70 x 100 cm

Supporto utilizzato

carta avorio hahnemühle, cornice di legno dipinta

Tecniche utilizzate

Olio, sanguigna, carboncino e matita

Concept

L’ubiquista è un essere che si è liberato dalla costrizione del qui o del lì, è un corpo utopico che racchiude in sé più luoghi. In questo corpo si riassumono identità di vari mondi. L’ubiquista si è schiodato dal suo luogo di collocazione originario per diventare coordinata di incontro di più dimensioni. Fa esistere in sé non qualcosa che non esiste da nessuna parte, ma più cose che solitamente si troverebbero distanti, in un’unità, in un unico corpo. È un animale libero, fuori da ogni luogo che tiene insieme organicamente più luoghi. Questo corpo fuori dal mondo non è più costretto in una coordinata spaziale precisa, ma ha in sé tutte le coordinate. Come una crisalide che nello schiudersi si è liberata della sua collocazione. Un’ubiquista ultrasottile capace di abitare tutti i luoghi. Un corpo che riassume in sé lo spazio cosmico e una spirituale levità.

Descrizione

Sin dai primi passi dentro la mia ricerca sono rimasta immediatamente attratta dal concetto di contorno. Osservando il perimetro degli oggetti mi sono avvicinata alla convinzione che in questo, e nella sua estetica risiedano i cambiamenti della nostra struttura sociale. Abbandonando l’oggetto inanimato come materia di studio mi sono concentrata su altri contorni: sulla casa, il primo perimetro che l’uomo ha costruito attorno a sé e che ne rivela tutte le vulnerabilità, per poi avvicinarmi alla sua stessa epidermide. "Intendo l’architettura come un corpo, come tutto ciò che ospita, tutto ciò che vive. L’architettura mi fa riflettere sul principio per il quale le cose esistono con i loro contorni. Questi contorni non sono né limiti né definizioni, ma filtri che mettono in comunicazione. Intendo il corpo come una architettura. La performance sconvolge le scale dimensionali stirando lo spazio del teatro fino a volto del mondo."