Utopie di Bellezza

Pensieri tagliati, viste perse (Plantasia)

Artista

Anastasiya Parvanova

Dimensione

55 cm x W: 45 cm

Supporto utilizzato

su tela

Tecniche utilizzate

Acrilico e pastello

Artista

Anastasiya Parvanova

Dimensione

55 cm x W: 45 cm

Supporto utilizzato

su tela

Tecniche utilizzate

Acrilico e pastello

Concept

Nell’opera “Pensieri tagliati, viste perse (Plantasia)” (2019) l’immagine si scompone per guidarci, con una logica inaspettata, alla percezione di storie e di oggetti che non sono immediatamente visibili: realtà segrete o ancora ignote, mascherate dal proprio rutilante bagliore, che ci invitano ad addentrarci nelle trame intime della materia. La luce ci trascina ad esplorare e riconoscere gli equilibri di un universo variegato. Il percorso di un occhio di vetro. Connessione. Treccia. Intrecciare. Una lumaca sta portando un occhio di vetro, ispirato alla vita tragica di Geo Milev, poeta, giornalista e traduttore bulgaro. Il suo destino è rimasto sconosciuto per 30 anni. Il suo corpo è stato identificato dall'occhio di vetro che indossava dopo aver perso l'occhio destro durante la prima guerra mondiale. Le viste perse dell'occhio di vetro sono intrecciate con i pensieri interotti dal taglio drastico dei capelli posizionati sull cuscino rosso. Il piano pittorico diventa un viaggio esplorativo alla ricerca delle illimitate sfaccettature dei mondi (im)possibili.

Descrizione

La pittura è il mezzo che mi dà l’accesso ad un mondo di infinte possibilità. È come se mi permettesse di dividere il nostro mondo in altri mondi paralleli. È una conoscenza attraverso la quale posso osservare, rivestire o anche travestire il mio vissuto all’interno del quadro, sotto diverse configurazioni. È un esercizio quindi, che non separa l’esperienza e la vita dalla prassi. È uno strumento che mi dà modo di interpretare la realtà come un continuo alternarsi e trasformarsi di energia e materia. Nel mio lavoro coesistono vissuti ed immagini interiorizzate contrastanti, simboli che utilizzo per comporre un quadro. È come appagare il desiderio di ritrovare sé stessi tra i fenomeni del mondo esterno. Spesso scelgo di ritrarre dei luoghi inesistenti. Luoghi in cui accadono eventi latenti o cose che noi come umani non possiamo vedere, o che al massimo possiamo percepire in uno stato ipnagogico, intuendoli, immaginandoli o sognandoli. Ci guidano verso un mondo dove il silenzio prende il sopravvento. Un silenzio sordo, simile al silenzio dello spazio o della montagna, il silenzio sotto l’acqua. Un campo di quiete così esteso e forte per le nostre orecchie, che rende ogni rumore protagonista, invitando i pensieri verso uno scorrere fluido e riecheggiante.