Utopie di Bellezza

Hedera

Artista

Matteo Lisanti

Dimensione

70cm x 50cm

Supporto utilizzato

Tela

Tecniche utilizzate

Pittura in acrilico

Artista

Matteo Lisanti

Dimensione

70cm x 50cm

Supporto utilizzato

Tela

Tecniche utilizzate

Pittura in acrilico

Concept

L’opera vuole incoraggiare una riflessione sulle relazioni che intercorrono tra tematiche quali il “sonno” e la “memoria”. Come Freud spiega ne “L’interpretazione dei sogni”, durante il sonno il soggetto è vittima della lotta tra conscio (Io) ed inconscio (Es). Durante questa battaglia, la parte inconscia del cervello trasmette alla coscienza sogni repressi o ricordi rimossi tramite l’utilizzo di immagini forzate e simboli. Queste immagini sono puntualmente represse al risveglio dalla parte di controllo della psiche (Superio), lasciando una flebile traccia all’interno della memoria che lentamente svanisce. Per questo motivo, quando il soggetto si sveglia, egli trova una sorta di scena del crimine nella sua mente, cercando di ricostruire i fatti tramite deboli indizi. Jung teorizza questa battaglia come l’incontro con la nostra “ombra”, che spesso risulta in terribili incubi. Essa può essere riassunta come l’eterna lotta tra bianco e nero, in cui la luce viene investita dalla parte oscura che si rilascia liberamente e senza filtri. Violenti e gestuali segni neri colpiscono la superficie tramite una tecnica che richiama l’’horror vacui” di Durer, creando un oppressivo tableaux capace di restituire le peculiari sensazioni di soffocamento e angoscia dell’incubo. Il titolo, “Hedera”, richiama la particolarità di questa pianta di crescere sulle mura di edifici in rovina, resti che rappresentano una memoria evanescente. Il nero esercita qui una doppia funzione, sia di delineare le immagini che l’inconscio proietta alla nostra mente, sia l’uccisione di quella stessa memoria, come coltellate che coprono ed offuscano la parte bianca e conscia.

Descrizione

L’incubo è una condizione mentale in cui parti nascoste della psiche affiorano in modo anomalo, immergendo il dormiente in un’inspiegabile situazione di angoscia che, percepita come reale, acquisisce momentanea fisicità. La mia ricerca utilizza questa sensazione come un velo di suggestioni che permea differenti nuclei di lavoro, quali il contrasto tra presenza ed assenza e il rapporto tra corpo e spazio, fisico o mentale. Partendo da riferimenti letterari o pittorici, il mio lavoro si occupa, con più media, della ricostruzione di scenari immersivi che evochino nel fruitore sgradevoli sensazioni di incertezza e confusione. Oggetti quotidiani e rifiuti costruiscono scene del crimine da cui il vero protagonista è assente, evidenziando i segni di ciò che è accaduto ma non la causa. L’atmosfera si permea così di una silenziosa violenza che si abbatte su oggetti o soggetti tramite un’imprecisata sensazione di pericolo, come se qualcosa di terribile sia appena successo o stia per accadere.